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L'avverbio
"circa" è di rigore quando si indica l'anno di nascita di Scott
Joplin. Dovrebbe essere il 1868, ma non è escluso che sia stato
l'anno precedente. Meno incerto il luogo: un villaggio al confine
tra Texas e Arkansas, lungo quella linea che fino a tre anni prima
aveva diviso gli stati industriali del Nord e quelli secessionisti
del Sud, il cui sistema economico-sociale faceva leva proprio
sugli schiavi. La città più vicina alla capanna dei Joplin era
Texarkana, distante 80 chilometri. I genitori di Scott vi si riuscirono
a trasferire quando lui era nato da poco. Favoriva Scott l'essere
cresciuto in una famiglia con la passione della musica. Un insegnante,
il tedesco Julius Weiss, gli fornì le prime nozioni di armonia
e lo educò alle forme della musica colta europea, melodramma compreso.
Gli anni passavano in fretta. Scott, che nei suoi viaggi si spingeva
sempre più lontano, decise di lasciare Texarkana. Era attratto
dall'atmosfera di Saint-Louis, che per le origini francesi, le
case, l'indifferenza e l'eleganza ricordava una Parigi in miniatura.
Dopo tre anni di maturazione a Saint-Louis Scott nel 1893 si spostò
a Chicago dove, con la World's Columbian Exposition, si celebrava
il quarto centenario della scoperta dell'America. Chicago fu per
Joplin la prima occasione di contatto autentico con il ragtime:
era possibile ascoltarvi artisti fuori dalla media (quali Plunk
Henry, Johnny Seymour e lo stesso Otis Saunders), e quando di
lì a poco il genere si sarebbe affermato come forma compiuta,
Joplin avrebbe potuto dire la sua in un locale storico di Sedalia,
il "Maple Leaf Club". Questa era una città più giovane ma non
meno vivace di Saint-Louis.
In quegli anni
il ragtime usciva dalla preistoria e cominciava la sua epoca poco
più che ventennale. Cronologicamente Joplin veniva dopo William
Krell e Tom Turpin e abbozzava il suo primo ragtime, Original
Rags, nel 1897, un anno prima di Maple Leaf Rag. Original
Rags entrò ad ogni modo nella compilation dei ragtimes classici
quando, un paio d'anni dopo, l'editore Offman decise di lanciarlo
nell'agone del genere.
Proprio quel brano era stato invece scartato da John Stark, figura
destinata a diventare l'editore principale di Joplin. Stark era
un esponente tipico della dinamica Sedalia. Bianco, allevato in
una fattoria indiana, era incapace di nutrire pregiudizi razziali.
Quando entrò in rapporti con Joplin, Stark aveva quasi sessant'anni.
L'indifferenza verso Original Rags non avrebbe lasciato
ombre. Non appena ascoltò Maple Leaf Rag, Stark non esitò
a stilare il contratto. A Sedalia Joplin trovò grandi amici, lavoro,
occasioni di studio e anche l'amore. Belle l'aveva conosciuto
poco dopo la morte del marito. Si sposarono alla fine del 1901.
In principio furono tempi felici. Belle, però, avrebbe desiderato
che Scott si dedicasse anzitutto a lei e marginalmente alla musica.
Tra i tanti motivi di attrito, la visita a Sedalia di Alfred Ernst,
musicista di origine tedesca, che era stato scritturato come direttore
dalla più importante istituzione sinfonico-corale di Saint-Louis.
Eleanor Stark, figlia dell'editore, aveva presentato Ernst a Joplin,
sempre più determinato a impegnarsi sul versante classico. Belle
cercò di dissuadére il marito dal frequentare Ernst, ma alla fine
cedette: l'attesa di un figlio sembrava un buon auspicio. Nacque,
però, una bambina che sopravvisse soltanto pochi mesi. Dopo qualche
tentativo infruttuoso, Belle e Scott si rassegnarono e di comune
accordo decisero di separarsi. Lei andò a Chicago e non si videro
mai più.
Malgrado si
sforzasse di trattarli come composizioni classiche, i ragtimes
non appagavano più le aspirazioni di Joplin. Dopo i progressi
maturati con Ernst, egli si considerava pronto per l'opera lirica,
che lo interessava da sempre. All'inizio del 1903 cominciò a lavorare
a A Guest of Honor. Nel giro di pochi mesi Scott aveva
già formato una compagnia di trenta persone. Le prove si svolsero
al Teatro Crawford di Saint-Louis, seguite da una "prima" meno
trionfale di quanto atteso, ma niente affatto scoraggiante. Pochi
giorni dopo, infatti, il gruppo si imbarcò per una tournée. Disgraziatamente
il viaggio si concluse molto presto: alla fine del primo spettacolo
furono rubati tutti gli incassi e, per pagare il conto della pensione,
alla compagnia furono confiscate valigie, strumenti musicali,
costumi e anche gli spartiti.
Purtroppo, quelli dispersi a Pittsburg erano proprio i manoscritti.
Fu inevitabile il risentimento di Joplin verso l'editore, che
si era rifiutato di pubblicare l'opera in anticipo. L'interruzione
forzata della tournée consentì a Scott di rilassarsi a Chicago
senza impegni particolari e di fare una fugace apparizione a Texarkana.
Di passaggio a Little Rock, in Arkansas, gli fu presentata Freddie
Alexander, di cui egli si innamorò all'istante. The Chrysanthemum,
una delle sue pagine più belle, fu scritta quasi di getto, coniugando
slancio ritmico e dolcezza in una simbiosi perfetta. Con la rinnovata
felicità di vivere, Scott trovò anche il modo di riappacificarsi
con Stark, che stampò il pezzo a tempo di record.
Nella primavera del 1904 Joplin si spostò a Saint-Louis per l'apertura
delle Olimpiadi. Con l'occasione, il suo personaggio acquisiva
una notorietà ufficiale: la sua presenza era legata a Cascades,
brano scritto per l'inaugurazione della fontana simbolo dei Giochi.
Scott, tuttavia, non si cullò sugli allori: aveva fretta di ritornare
al Little Rock, dove anche Freddie aveva gran voglia di rivederlo.
Poco dopo il matrimonio, i due presero il treno per Sedalia e
lungo il tragitto furono costretti a scendere in quasi tutte le
stazioni, poiché Scott aveva preso impegni per una serie di concerti
in varie località. Ci volle un mese intero per arrivare a Sedalia,
e la sera in cui i due scesero dal treno Freddie aveva la febbre
alta: una influenza trascurata degenerò nella polmonite che in
poche settimane l'avrebbe condotta alla morte. Era il 20 settembre
1904. Dopo il funerale, Joplin lasciò Sedalia e non vi tornò mai
più.
La carriera
di Scott parve arrestarsi e si riaffacciò anche la povertà. Egli
viveva di nuovo in alloggi di fortuna e suonava in locali di terza
categoria. Qualche breve episodio illuminava di tanto in tanto
la sua rassegnazione e rimpinguava le finanze.
E' a questo punto che iniziò la fase angosciosa dei tentativi
di promuovere Treemonisha, l'opera che Joplin aveva quasi
terminato. Nel 1907 Scott risiedeva principalmente a Chicago,
ma al tempo stesso viaggiava molto. A Washington conobbe Lottie
Stokes, trentatreenne intelligente e amante della musica, che
gli restò a fianco negli ultimi dieci anni di vita facendogli
sentire stima e protezione. La coppia si trasferì subito a New
York.
L'anno seguente fu per Joplin un periodo di splendida ispirazione.
Il dato appare quasi un miracolo: oltre ad accusare i primi sintomi
della sifilide che in dieci anni lo porterà alla morte, Scott
stava sviluppando un'altra pericolosa monomania, causata dalle
difficoltà incontrate per far apprezzare Treemonisha, la
sua creazione lirica.
Le difficoltà musicali, presumibilmente, erano collegate anche
ai pregiudizi razziali: gli editori non erano disposti a rischiare
per uno spartito che sarebbe rimasto negli scaffali perché nessun
teatro avrebbe messo in scena l'opera di un negro. Realizzata
in tre atti secondo le forme canoniche del melodramma (ouverture,
arie, ariosi, recitativi, cori e balletto), l'opera fu pubblicata
nell'edizione per canto e pianoforte, curata e finanziata dallo
stesso Scott. Della partitura per orchestra non rimase alcuna
traccia ed è davvero un peccato ignorare quale fosse l'atteggiamento
di Joplin nei confronti di una grande formazione sinfonica. Nessuno
dei contemporanei riuscì a intuirne le potenzialità. L'impegno
di autopromozione, nel frattempo, lo distraeva quasi del tutto
dalla composizione. Ormai non riusciva a scrivere nemmeno un brano
all'anno: nel 1912 l'editore Stern gli pubblicò Scott Joplin's
New Rag e nel 1914 uscì Magnetic Rag, per i tipi della
piccola casa editrice che Scott aveva fondato l'anno prima con
Lottie. La malattia non dava tregua e, nel 1916, si manifestarono
conseguenze devastanti di ordine mentale. L'inverno successivo
Scott non era più in grado di vivere in casa, e Lottie dovette
farlo ricoverare al principio in ospedale e infine in manicomio,
dove l'artista spirò il 1° aprile 1917.
Virgilio Celletti © 2002 KHA Records |