| Musica
a quattro mani: musica, non pianoforte. In questo caso, infatti,
l’espressione "a quattro mani" sintetizza
solo il momento compositivo che coinvolge due autori. Una collaborazione
unica, tanto più interessante se si considera che i compositori
di queste pagine, Georges Ivanovitch Gurdjieff e Thomas Alessandrovich
De Hartmann, sono due musicisti diversi per formazione e cultura.
Gurdjieff
nasce nel 1866 ad Alessandropoli, ai confini tra l’Armenia e la
Turchia, in una regione del Caucaso crocevia di numerose etnie.
Suo padre era tra i depositari della tradizione orale dei cantori
del luogo: personaggi singolari che, a richiesta dell’uditorio,
narravano in versi i grandi miti antichi. L’esperienza familiare
è la base degli approfondimenti che Gurdjieff compie negli
anni della giovinezza a Kars, cantando regolarmente nel coro della
chiesa ortodossa russa; il decano della Cattedrale, colpito dallo
suo spirito acuto e dalle sue attitudini, lo educò anche
nel campo religioso e scientifico. Con un gruppo di amici, partecipa
a varie spedizioni in Asia e nella penisola Arabica alla ricerca
di conoscenze e tradizioni di origine remota. Visitando alcune
confraternite religiose che vivevano in monasteri inaccessibili,
ha l’opportunità di approfondire tanto le sue conoscenze
psicologiche che il significato dell’arte sacra e delle danze
rituali. Vent’anni dopo, nel 1912, Gurdjieff ritorna in Europa
presentando un nuovo insegnamento, una via non religiosa verso
l’evoluzione interiore dell’uomo. Intorno alla sua scuola si aggregarono
diverse generazioni di discepoli mentre il suo pensiero trovò
un’eco profonda nelle opere di René Daumal, Alexander de
Salzmann, P. D. Ouspensky, Frank Lloyd Wright, Pierre Schaeffer
e lo stesso T. De Hartmann.
Nato
in Ucraina nel 1886 da una famiglia di origine tedesca, De
Hartmann studia armonia e composizione con Anton Arensky,
allievo a sua volta di Rimsky-Korsakov, contrappunto con Aleksandr
Sergeevic Taneev e pianoforte con Annette Essipova, una eccellente
concertista e quotata didatta che aveva messo a punto una tecnica
esecutiva fondata sull’immobilità della mano e l’agile
indipendenza delle dita. L’insegnante aveva un singolare metodo
per raggiungere il suo scopo: poneva una moneta d’argento sul
dorso della mano dell’allievo, il quale poteva intascarla se fosse
riuscito a non farla cadere durante l’esecuzione. Diciottenne,
si diploma nel 1903 al conservatorio di San Pietroburgo. Il successo
di una sua composizione per balletto, Il Fiore Scarlatto, gli
procura a ventuno anni una precoce celebrità e un’ampia
rete di relazioni artistiche. Trasferitosi poi a Monaco per studiare
direzione d’orchestra con Felix Mottl, vi incontra Vassily Kandinsky
con il quale avvia un intenso scambio di idee. Nel 1912 scrive
il breve saggio su "L’anarchia nella musica" che apparirà
nel volume Il Cavaliere Azzurro dello stesso Kandinsky e Franz
Marc, uno dei manifesti programmatici più significativi
per l’arte del XX secolo. Interessato a capire l’insieme di relazioni
che collegano le diverse forme di espressione artistica, De Hartmann
possedeva uno spirito di ricerca libero e non convenzionale. Ritornato
a Pietroburgo, nel 1916 incontra Gurdjieff che eserciterà
una profonda influenza sulla sua vita.
Nel
1917, in seguito agli sconvolgimenti sociali recati in Russia
dalla Rivoluzione di Ottobre, De Hartmann decise di seguire Gurdjieff
in un viaggio avventuroso che, attraversando il Caucaso, lo avrebbe
condotto fino a Costantinopoli. Al seguito di Gurdjieff, il compositore
russo non solo ebbe l’opportunità di assimilare profondamente
la natura della musica orientale ma iniziò a comporre le
musiche di accompagnamento di alcune danze sacre create dal maestro
caucasico.
Nel
1922, Gurdjieff stabilì il suo istituto nel priorato di
Fontainebleau, nei pressi di Parigi, dove si dedicò anche
all’attività di scrittore e coreografo. Di ritorno da un
viaggio in America, rimase vittima di un grave incidente stradale;
il lungo periodo di convalescenza gli permise di intensificare
la collaborazione musicale con De Hartmann, che lo aveva seguito
in Francia in compagnia della moglie. Tra il luglio del 1925 e
il maggio del 1927 i due uomini composero insieme circa 300 brani
ispirati a reminiscenze di musiche sacre e melodie tradizionali
orientali. Era convinzione di Gurdjieff che le caratteristiche
di certe culture fossero custodite e rivelate dalle loro musiche,
la cui peculiarità era quella di trasmettere una forma
di conoscenza non verbale; dotato di una memoria straordinaria,
egli riuscì a ricostruire, talora nei minimi dettagli,
i ritmi e le melodie ascoltate in venticinque anni di pellegrinaggio
in Asia. Si trattò di un lavoro molto complesso nel corso
del quale Gurdjieff indicava le chiavi e le melodie fondamentali
"ora fischiettandole, ora accennandole al piano", mentre
De Hartmann era impegnato in uno sforzo di traduzione, interpretazione
e immediato arrangiamento.
Così
ricorda De Hartmann: "...mentre ascoltavo mi toccava scarabocchiare
in modo febbrile i complessi movimenti della melodia. Lui non
ripeteva che due note, ma qual era il ritmo? Come segnare gli
accenti? Spesso non era possibile il ricorso ad una tecnica occidentale...il
torrente melodico non poteva essere costretto dentro le battute.
Quanto all’armonia, quella capace di sostenere la tonalità
orientale della melodia, veniva messa a punto solo gradualmente..."*
Cogliere
la melodia e trascriverla secondo la notazione musicale europea
richiese un grande sforzo; ne risultarono delle composizioni in
cui l’armonia è suggerita dagli stessi intervalli melodici,
spesso sostenuti da un bordone della tonica o dall’aggiunta della
quinta. Tra la melodia affidata alla mano destra e l’accompagnamento
della sinistra talvolta si produce un’interazione ritmica con
continui mutamenti di tempo all’interno di poche battute; i sistemi
tonali, invece, scaturiscono da alcune divisioni dell’ottava poco
familiari alle orecchie occidentali. La breve durata dei brani
lascia, inoltre, poco spazio a un descrittivismo esasperato come
pure alle costrizioni oggettive della forma; e d’altra parte proprio
l’eterogeneità del gusto e della formazione dei due autori
consente di attingere all’inesprimibile pervenendo allo spirito
e al senso profondo della musica. Gurdjieff morì a Parigi
il 29 ottobre 1949. De Hartmann il 26 marzo 1956 a New York, alla
vigilia di un’importante esecuzione al Cornige Hall.
*
Thomas and Olga de Hartmann, Our Life with Mr Gurdjieff, Definitive
Edition, London: Penguin Arkana, 1992. Ed. italiana La nostra
vita con Gurdjieff, Roma |